23 Jan
23Jan

Quest’anno, ad inizio ottobre, sono stata a Lampedusa in occasione delle giornate organizzate dal Comitato 3 ottobre per commemorare il tragico naufragio del 3 ottobre 2013, dove 368 migranti sono morti privati non solo della loro vita ma anche dei loro diritti umani. 

Infatti, durante il viaggio irregolare dall’Africa all’Europa, non solo affrontano la traversata in mare, già pericolosa, ma anche camminate nel deserto, senza acqua o solo con una brocca se sono fortunati, e, una volta arrivati in Libia, vengono fatti prigionieri nelle carceri, dove subiscono torture, violenze, molestie e ricatti. Se hanno un po' di fortuna riescono ad arrivare in Europa, dove spesso, in caso di richiesta d’aiuto per attraccare con la barca, si imbattono nelle autorità che danno la caccia agli scafisti. 

Dove sono finiti i diritti umani? Nel mondo di oggi, come quello di ieri, i diritti umani universali sembrano solo una lontana speranza, speranza che però non dobbiamo spegnere, speranza come quella che hanno avuto i migranti, che durante la notte del 3 ottobre 2013 sono riusciti a salvarsi. 

Sono riusciti a sopravvivere, però, non grazie ai soccorsi italiani, ma grazie ai civili che quella notte sono usciti a fare un giro in barca: uno tra questi era Vito che, con la sua barca, che forse non a caso si chiamava “Nuova Speranza”, è riuscito a salvare ben 43 migranti, dando loro una nuova speranza di vita, una nuova speranza di vedere i loro diritti umani rispettati. 

Perciò, cari lettori, nonostante la Giornata Mondiale dei Diritti Umani sia già passata da un po’, vi invito a riflettere su questa domanda che mi pongo spesso: il rispetto dei diritti umani dipende dalle azioni che compiamo noi civili oppure non basta solo il nostro intervento? Non sarebbe ragionevole che anche i governi si interessino ai diritti di tutta l’umanità, indipendentemente dal colore della pelle, genere, età o religione?


Francesca Stellato, IIID Liceo Classico.

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