15 May
15May

Ogni volta che sentirete parlare di Lampedusa, vi verrà detto che quest’isola vi cambierà. È esattamente ciò che abbiamo vissuto noi quando, nell’ottobre dello scorso anno, abbiamo avuto l'opportunità di visitarla. Non avevamo idea di cosa avremmo trovato: nessun articolo o video sarebbe stato in grado di spiegarci la realtà che ci aspettava. 

Durante le giornate abbiamo partecipato a tavole rotonde, spettacoli e laboratori con studenti provenienti da tutta Europa, rendendo finalmente vicini e concreti dei temi complessi come l’accoglienza e la migrazione. Ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre 2013 e poter dialogare con loro è stata un'esperienza dal valore inestimabile.  

Se Lampedusa è stata la scintilla, il percorso formativo previsto all’interno del progetto “Lampedusa Porta d’Europa”, elaborato dalla nostra scuola, è stato il cantiere quotidiano in cui abbiamo trasformato ciò che abbiamo vissuto in riflessione e condivisione. Il nostro obiettivo non era semplicemente "sapere", ma "sentire" e, soprattutto, dare vita a un processo di studio che potesse durare nel tempo.  Il culmine di questo percorso è stato un convegno organizzato in due tempi: il 3 maggio presso l’aula magna dell’ex seminario di Bosa e il 4 maggio presso il Liceo della nostra scuola, l’IIS G.A. Pischedda. È stata un'occasione di confronto aperto e dinamico, arricchita dalla partecipazione di ospiti d'eccezione come il dottor Ignazio Schintu (Direttore Operazioni emergenza e soccorso della Croce Rossa Italiana), Vito Fiorino (Testimone diretto e Giusto tra le Nazioni) e Remon Karam (attivista). 

Grazie alla presenza di Radio Planargia, che ha registrato l'intero incontro, le nostre voci hanno potuto superare i confini dello spazio fisico. In quell'occasione, il dialogo e l'ascolto sono stati i fili con cui abbiamo iniziato a tessere una trama di consapevolezza che abbiamo continuato a tessere il giorno successivo, nella nostra scuola, per portarla a tutti i nostri compagni. Durante l'evento, abbiamo avuto l’occasione di ascoltare, oltre a Vito e Remon, presenti anche la sera precedente, Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre e di confrontarci sul tema della migrazione e su ciò che loro hanno vissuto e affrontano ancora oggi. Questo evento è proseguito con l’inaugurazione dell’Angolo della Memoria. 

Si tratta di una parte del giardino della scuola in cui abbiamo realizzato delle opere artistiche: ogni pennellata custodisce i valori su cui abbiamo lavorato, le storie che abbiamo ascoltato e i temi che abbiamo approfondito tutti insieme in classe durante le varie attività. Partecipare a questo progetto ci ha spinto a metterci in gioco non solo studiando sui libri, ma con le mani e con il cuore. Abbiamo attraversato emozioni profonde: dalla tristezza per le tragedie del mare al desiderio di riscatto, espresso attraverso l'arte. 

Ci siamo letteralmente “sporcate le mani” di vernice, lavorando insieme per dare forma tangibile al nostro impegno: attraverso la pittura, con cui abbiamo realizzato l’Angolo della Memoria, disegnando un murale simbolico che rappresenta il naufragio del 2013, abbiamo rielaborato la sofferenza che hanno vissuto tante persone quella notte e l’abbiamo convertita in un messaggio di speranza. 

La conclusione della giornata ha toccato corde profondissime. Abbiamo scelto di onorare il ricordo delle vittime attraverso una poesia recitata seguita da un flash mob, coreografato sulle note de "La Cura" di Franco Battiato che ha avuto un impatto emotivo forte. È iniziato con la lettura solenne dei nomi delle vittime del naufragio del 3 ottobre: mentre quei nomi risuonavano nel silenzio, i nostri corpi hanno iniziato a muoversi per affermare che la "cura" dell'altro è l'unica risposta possibile all'indifferenza.  

Danzare su quelle note è stato un atto di amore, ma prima anche un modo per gridare che quelle vite non sono numeri, ma persone, che meritano il nostro ricordo e il nostro impegno per il futuro. 


Francesca Maria Stellato (3D classico) e Viola Teresa Serboli (3A scientifico) 


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